Il lago di Montepulciano e il vicino lago di Chiusi, collegati dal Canale del Passo alla Querce, sono ciò che resta della palude che fino all’epoca medicea ha occupato gran parte della Val di Chiana e che ha subito, nel corso degli ultimi secoli, continue opere di bonifica. Il processo di bonifica della valle è stato di lunga durata.
Alcuni accorgimenti erano già stati presi durante l’età comunale ma i primi consistenti tentativi di recupero delle cosiddette terre “malsane” risalgono al periodo mediceo. Infatti, il grande frazionamento del territorio, in mano alle varie comunità, non aveva permesso un intervento sistematico e omogeneo di bonifica.
A fine ‘500, con Ferdinando I, per favorire lo scorrimento delle acque dal lago di Montepulciano verso l’Arno, si intervenne sul Canale Maestro della Chiana, che attraversava la valle arrivando fino ad Arezzo, rendendolo più profondo e si procedette ad eliminare la tendenza all’impaludamento dei terreni ricorrendo ai metodi della colmata e dell’essiccazione.
Il primo sistema presupponeva la creazione di bacini dove far convogliare le acque di torrenti e canali per il deposito dei detriti in sospensione: con l’innalzamento del livello dei terreni si eliminava il ristagno idrico ottenendo terreni fertili per la coltivazione.

Leonardo da Vinci – Mappa della Val di Chiana – 1503 circa Windsor, Royal Collection (particolare)
Fu realizzata attorno al 1503 per Cesare Borgia che aveva in mente un progetto di bonifica della zona per realizzare un canale vicino all’Arno, che fosse navigabile fino a Pisa. Leonardo si occupò dunque di realizzare la mappa della zona a volo d’uccello, ovvero con una prospettiva dall’alto, come se l’artista stesse sorvolando le zone.

Il Canale Maestro della Chiana nei pressi del Lago di Montepulciano

L’essiccazione aveva tempi più brevi e prevedeva il prosciugamento grazie ad un’opera di drenaggio dei terreni e canalizzazione delle acque verso il Canale Maestro. Nonostante le risorse economiche impiegate ed il ricorso ad esperti ingegneri ed architetti (Torricelli, Ricasoli, Gaci), sarà solo con i Lorena, tra ‘700 e ‘800, che la bonifica della Val di Chiana verrà definitivamente avviata in maniera massiccia e mirata.

Pietro Leopoldo nel 1788 nominò per avviare e gestire i lavori un Sovrintendente generale: Vittorio Fossombroni. Fossombroni prevedeva di bonificare tutta la vallata: rialzando i terreni nella zona di Chiusi grazie alle colmate, avrebbe dato pendenza uniforme alla valle in direzione dell’Arno.
Questo progetto, detto la “gran colmata”, rispetto ai precedenti, avrebbe stravolto le caratteristiche ambientali del territorio. Per poterlo mettere in opera si avvalse di Alessandro Manetti, esperto in idraulica, che gli successe nella gestione delle opere di bonifica della valle. Manetti preferì non ricorrere in maniera eccessiva alle colmate, anche perché nel frattempo le condizioni della zona erano variate rispetto a quelle osservate dal Fossombroni.
Per far defluire le acque verso l’Arno si procedette ad un abbassamento del livello della Chiusa dei Monaci, si ampliò il Canale Maestro, si reindirizzarono alcuni torrenti e si risistemarono altri canali.  Interventi di questo tipo continuarono anche dopo la formazione del Regno d’Italia.

Nel 1918 si prevedeva di prosciugare anche i restanti chiari di Chiusi e Montepulciano: fortunatamente il progetto non fu mai attuato. Per rallentare questo processo e conservare la zona umida, il Provveditorato delle Opere Pubbliche della Toscana, insieme alla Provincia di Siena e all’Università di Siena, ha realizzato delle vasche di laminazione che permettono oggi la sedimentazione delle torbide dei Torrenti, Parce, Salcheto e Val di Seste che non arrivano al lago.